Chi siamo e cosa facciamo
PBI Italia, uno dei 15 gruppi nazionali attivi in tre continenti, sostiene i progetti aperti in Colombia, Guatemala, Messico e Nepal. Tra le attività: Incoraggiare la società civile a diventare testimone attiva per il rispetto dei diritti umaniOgni anno dai gruppi nazionali di PBI arrivano ai vari progetti una media di 80 volontari/e per svolgere compiti di accompagnamento protettivo. I/le volontari/e PBI provengono da tutto il mondo ed agiscono come “occhi ed orecchie” della comunità internazionale. La loro presenza, fisica e simbolica, porta il messaggio che la comunità internazionale non accetterà abusi o violazioni dei diritti umani. E’ attraverso questa strategia di accompagnamento e osservazione che PBI salva da più di 25 anni moltissime vite umane. Formazione volontari/ePBI Italia organizza trainings di formazione (generalmente della durata di un fine settimana), per far conoscere alle persone PBI, i suoi principi e la strategia di accompagnamento. Questo è un punto di partenza molto importante per i volontari/e interessati/e a partire nei progetti, o per coloro che vogliono essere coinvolti/e nel gruppo nazionale. Raccolta fondiPBI Italia lavora per raccogliere fondi da privati, fondazioni, enti... La raccolta fondi è indispensabile per mantenere attivi i progetti di accompagnamento. I nostri volontari e volontarie all'estero non ricevono uno stipendio ma piuttosto un rimborso spese, mentre le persone attive in Italia sono tutti/e volontari/e che si autofinanziano. Quindi i fondi raccolti vengono utilizzati completamente per finanziare il lavoro di protezione, informazione, tutela dei diritti umani. La raccolta fondi, indispensabile per mantenere aperti i progetti, viene condotta con l’attenzione a mantenere l’organizzazione libera da condizionamenti politici ed economici. Molto importante quindi è il contributo che possono dare singoli/e cittadini/e, e l’organizzazione di iniziative di raccolta fondi quali concerti, cene, vendita di materiale ecc. Costruire una rete di appoggioI volontari/e PBI sul campo sono simboli viventi dell'interesse internazionale per i diritti umani. La loro presenza manda il messaggio che la comunità internazionale non accetterà abusi o violazioni dei diritti umani. I volontari/e sul campo devono poter contare sul sostegno di una rete di persone, enti, personalità del mondo politico, religioso, culturale, pronte a mobilitarsi nel caso in cui venga minacciata l'incolumità dei/delle volontari/e e/o degli attivisti/e accompagnati/e. Una immediata pressione internazionale (esercitata attraverso mail, telefonate, fax, interrogazioni parlamentari) ha permesso di alzare il profilo politico delle persone minacciate, proteggendole dalla messa in atto delle minacce. Diffondere informazioniQuesta funzione acquista una particolare importanza se si tiene conto della possibilità delle équipe di volontari/e sul campo di accedere ad informazioni di "prima mano", nonché della scarsa attenzione della stampa nei confronti delle realtà politiche e sociali dei paesi in cui lavorano. Per questo vegono prodotti e diffusi bollettini informativi periodici che contengono notizie, dati ed analisi raccolte dai/lle volontari/e, e dossier monografici che vengono realizzati per ampliare ed approfondire le informazioni sulla situazione dei paesi. Le fonti utilizzate per la loro stesura sono sempre varie e di diversa provenienza, al fine di garantire la maggiore obiettività possibile. Infine possono essere organizzati incontri, serate, conferenze, proiezioni ... con la testimonianza diretta dei/lle volontari/e di ritorno dai progetti o di delegazioni provenienti dai paesi stessi (sindacalisti/e, membri di organizzazioni per la difesa dei diritti umani, esponenti dei movimenti popolari, ecc.). |
NotizieL'elogio del "Guardian": secondo il prestigioso quotidiano britannico PBI è un modello Relazione della Missione a Breve Termine in Honduras Conferito il "Premio Jaime Brunet" a PBI È uscito il Rapporto Annuale PBI 2010 in italiano ![]() Intervista a Matteo Burato, un ex volontario PBI in Colombia Testimonianze“Un impatto culturale è sempre reciproco, non esistono contributi, influenze, contaminazioni unidirezionali; per questo, come un etnografo, il volontario PBI deve sapere che la sua presenza lascia delle impronte e che l'ambiente nel quale vive a sua volta lo sfida, lo mette in discussione, nella sua identità culturale, nella sua struttura mentale e professionale”. |


